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Come l’ADHD influisce sull’autostima di un bambino

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L’ADHD (Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività) rientra nella categoria dei Disturbi del Neurosviluppo, condizioni che esordiscono nel periodo dello sviluppo e si caratterizzano per un deficit che causa una compromissione del funzionamento personale, sociale, scolastico e lavorativo. L’ADHD risulta essere caratterizzato da tre componenti principali:

  • Disattenzione: i bambini sono spesso distratti e annoiati, pertanto non sempre riescono a termine i compiti da svolgere;
  • Iperattività: manifestano un eccesso di mobilità;
  • Impulsività: il comportamento è caratterizzato da risposte scarsamente regolate, in quanto agiscono senza pensare.

Diversi studi scientifici hanno dimostrato come nel Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività (ADHD) siano presenti oltre ai suddetti sintomi, anche una scarsa tolleranza alla frustrazione, insicurezza e bassi livelli di autostima.

L’obiettivo di questo breve articolo è quello di esplorare ed approfondire proprio quest’ultimo aspetto. L’autostima va innanzitutto differenziata dal “concetto di sé”, che può essere definito come una costellazione di elementi a cui una persona fa riferimento per descrivere sé stessa; l’autostima invece è una valutazione delle informazioni contenute nel concetto di sé e deriva dai sentimenti del bambino nei confronti di sé stesso inteso in senso globale.

L’autostima di un individuo è dunque basata sulla combinazione di:

  • informazioni oggettive riguardo a se stesso;
  • valutazione soggettiva di quelle informazioni.

È la discrepanza tra Sé percepito (equivale al concetto di sé: consapevolezza di quelle abilità, caratteristiche e qualità che sono presenti o assenti) e Sé ideale (ciò che l’individuo vorrebbe essere) che crea problemi di autostima.

All’interno del DSM, la bassa autostima viene menzionata come una caratteristica associata a molti disturbi infantili, e tra questi, abbiamo proprio i disturbi dell’attenzione.

Numerosi studi dimostrano infatti, come circa più del 50% dei bambini con ADHD presenta bassi livelli di autostima e ciò sembra essere connesso alle difficoltà accademiche, all’alto livello di frustrazione sperimentato dai bambini e alle difficoltà legate al portare a termine i compiti assegnati. Essi infatti, proprio a causa di queste loro difficoltà, ricevono frequenti rimproveri e feedback negativi. Ciò succede perché molto spesso, ai bambini con ADHD vengono affidati compiti non adatti alle loro caratteristiche, compiti che richiedono un’attenzione o un autocontrollo eccessivo, aumentando in questo modo il loro senso di insoddisfazione, inadeguatezza e fallimento.

Ma ciò che risulta realmente deleterio per il bambino e per la sua autostima, riguarda il fatto che molto spesso genitori, insegnati o chi per loro, smettono di incoraggiare il bambino a fare meglio, portando quest’ultimo a sviluppare un’idea di sé come incapace di svolgere determinati compiti, un’idea di sé che influenzerà molteplici aspetti della sua vita. Questo spiegherebbe inoltre il motivo per il quale i bambini con ADHD presentano spesso una comorbilità di disturbi dell’umore o disturbi d’ansia.

Ma in che modo si può intervenire dunque?

Dando valore alla persona e non solo alle sue prestazioni!

I bambini, ed in particolar modo i bambini con ADHD, hanno bisogno di sentirsi valorizzati per quello che sono e non per quello che fanno; motivo per cui risulta più importante sottolineare i successi piuttosto che i fallimenti. Attraverso un ascolto empatico inoltre, il bambino riuscirà a sentirsi capito e, soprattutto comprenderà di non essere l’unico ad avere difficoltà.

Esprimere apprezzamenti per i progressi (anche se piccoli) lo aiuterà per altro a concentrarsi sugli aspetti positivi, e con buona probabilità a far sì che il bambino apprenda e li mantenga.

Il genitore deve trasmettere fiducia al figlio incoraggiandolo nelle situazioni fallimentari, aiutandolo a trasformare quest’ultime come opportunità di crescita e di sviluppo personale. Occorre insegnare al bambino che si può fare qualcosa che comporti difficoltà o ancora che talvolta siamo costretti a fare delle cose anche contro la nostra volontà.

Il bambino deve comprendere che per imparare qualunque cosa (una disciplina, uno sport, un nuovo hobby, un nuovo compito ecc.) bisogna superare una fase iniziale, che risulta quasi sempre, fallimentare e dunque scoraggiante. Sarà necessario pertanto tollerare la frustrazione per riuscire ad imparare con serenità, evitando in questo modo di lasciarsi prendere dal nervosismo ogni qual volta la vita ci metta davanti ad una difficoltà.

Come diceva Trilussa: “Se insisti e resisti, raggiungi e conquisti!”.

Articolo scritto da:

Giada D’Aniello, CEDAP