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Il mio bambino ha un ritardo di linguaggio? – La risposta della nostra logopedista

Ritardo di linguaggio bambino

La Dott.ssa Rossella Tucci ci spiega quali sono i principali segnali di un possibile ritardo di linguaggio.

Spesso i genitori vengono assaliti da forti dubbi quando il loro bambino sembra non procedere come gli altri nell’acquisizione del linguaggio, si chiedono se il fatto che ancora non parli, dica poche paroline o che non sia comprensibile è normale e quindi bisogna aspettare perché “prima o poi parlerà” o “imparerà a parlare meglio”, oppure sia necessario chiedere il parere di uno specialista.

Quando è necessario intervenire?

È ormai ampiamente dimostrato che prima si interviene, meglio è, in quanto esistono “periodi critici” in cui l’apprendimento del linguaggio è facilitato da specifiche capacità del cervello di modellarsi in risposta a stimoli esterni grazie alla plasticità cerebrale. Inoltre il bambino non riuscendo ad esprimere i propri bisogni in maniera adeguata potrebbe incorrere in sentimenti di frustrazione e inadeguatezza, con conseguente chiusura verso la comunicazione e comportamenti disadattivi. Oltre a quanto già detto, l‘instaurarsi di un disturbo di linguaggio espone a difficoltà di apprendimento cinque volte superiore rispetto a bambini con sviluppo tipico del linguaggio nel momento dell’ingresso a scuola.

Disturbo del linguaggio: i principali sintomi

A cosa dovrebbero prestare attenzione i genitori o chi si prende cura del bambino nelle fasi precoci di apprendimento del linguaggio per evitare di arrivare troppo tardi ad una diagnosi o una condizione conclamata di disturbo di linguaggio con le conseguenze descritte?

I modi e i tempi con i quali un bambino acquisisce il linguaggio sono molto variabili da bambino a bambino e dipendono fortemente sia dalle caratteristiche individuali che dall’ambiente in cui il bambino si trova.

Non è sempre facile distinguere tra bambini cosiddetti Parlatori Tardivi che dopo un primo periodo di ritardo recuperano allineandosi alla media entro i 30/36 mesi e quei bambini che invece evolveranno verso un vero e proprio disturbo di linguaggio.
24 mesi è un’età di riferimento nella quale è possibile trovare bambini che producono meno di 50 parole, ma anche bambini che si esprimono con frasi simili a quelle adulte e tutti potrebbero rientrare nella norma.

Vediamo comunque in generale quali bambini possiamo considerare a rischio di sviluppare disturbi di linguaggio. È importante osservare questo tipo di caratteristiche:

  • A 24 mesi un bambino dice meno di 50 parole e/o più di 50 ma non le combina insieme per formare abbozzi di frase. Importante specificare che anche i suoni onomatopeici come “brumm brumm”, “bau bau”, “muu muu” vengono inclusi nel conteggio delle parole che il bambino dice. Spesso i genitori pensano che il loro bimbo non arrivi a produrre 50 parole ma se consideriamo anche queste, sicuramente la lista si allungherà. Vengono inoltre considerate parole anche quelle non pronunciate correttamente, l’importante è che il bambino le usi in modo stabile per indicare un significato, ad esempio “acca” quando vuole l’acqua.
  • Tra 24 e 30 mesi non combina insieme due paroline come ad es. “mamma acqua”, “dammi questo”, “ecco qui”. Non chiede il nome delle cose. In questa fase dovrebbe acquisire circa 40 nuove parole al mese. Per aiutare i genitori a verificare la velocità di acquisizione di nuove parole è utile scrivere un Diario del linguaggio, dove annotare ogni parola nuova che il bambino dice.
  • Tra 30 e 36 mesi la frase tarda a comparire o il verbo non viene concordato con il soggetto. Il bambino non riesce ancora a conversare su argomenti di cui ha esperienza diretta. A questa età i bambini dovrebbero riuscire a raccontare una fiaba che hanno ascoltato, descrivere e parlare di cosa stanno facendo mentre lo fanno. Mancano ancora molti suoni che compongono le parole: f, s,v, c e g.

Oltre al linguaggio, osservare il comportamento del bambino può darci molte informazioni:

  • la mancanza di gesti come l’indicare ciò che il bambino vuole, o qualcosa che sta guardando insieme all’adulto, come le immagini di un libro o un gioco condiviso;
  • la mancanza di attenzione al linguaggio;
  • se sembra non comprendere;
  • la tendenza a guardare poco negli occhi.

A 3 anni il linguaggio è ormai molto simile a quello di un adulto, e in ogni caso se un bambino risulta non comprensibile a chi si prende cura di lui, se capita ad esempio 3-4 volte su 10, di dover “tradurre” agli altri ciò che il bimbo vuole dire, potrebbe essere utile un controllo del linguaggio con il logopedista.

Se si ha un sospetto di ritardo di linguaggio i 30 mesi sono l’ età entro cui è consigliabile effettuare una prima valutazione. Non necessariamente questo vorrà dire fare una diagnosi certa, il 70% di questi bambini recupera spontaneamente entro i tre anni di età anche se in ritardo, soprattutto quando il bambino ha una buona comprensione e quando non sussiste familiarità per i disturbi del linguaggio. Sono i cosiddetti Late Bloomers: il bambini che “sbocciano tardi”.

Come si può intervenire?

Quando il disturbo persiste oltre i 3 anni invece, raramente viene recuperato spontaneamente e si potrebbe configurare un quadro di disturbo primario di linguaggio.
Il logopedista si occupa di redigere sulla base dei dati raccolti attraverso un colloquio con i genitori e la valutazione diretta e indiretta del bambino, il bilancio logopedico, ed in base alle caratteristiche del ritardo che può essere di natura transitoria o meno, deciderà le modalità d’intervento:

  • prevenzione (screening e individuazione precoce della difficoltà del bambino);
  • monitoraggi frequenti per seguire l’evolversi del linguaggio;
  • percorsi di trattamento indiretto tramite counseling familiare fornendo ai genitori strategie utili a supportare l’emergere del linguaggio;
  • trattamenti diretti per limitare una compromissione più estesa delle capacità linguistiche.

 

L’autore dell’articolo

logopedista Cedap Rossella Tucci

La Dott. ssa Rossella Tucci è una logopedista che si occupa di disturbi del linguaggio e deglutizione in età evolutiva. Dopo la laurea in logopedia presso l’Università degli Studi di Perugia nel 2014, ha iniziato una collaborazione presso il centro F.A.R.E. della medesima città umbra, dove si è occupata di valutare e trattare principalmente disturbi d’apprendimento. Dopo questa esperienza ha lavorato per quattro anni presso il centro di riabilitazione convenzionato di Lampedusa.
Attualmente fa parte dell’equipe multidisciplinare del Cedap di Palermo e Bagheria, dove si occupa in ambito logopedico della valutazione e trattamento dei principali disturbi del neurosviluppo. Dal novembre 2019 è iscritta al master “Autismo e disturbi dello sviluppo: basi teoriche e tecniche d’insegnamento comportamentali”. Nel tempo libero si dedica alle sue passioni: i viaggi, lo yoga, il canto e la chitarra.